Il mondo del lavoro, oggi: non persone, ma risultati

Trovare lavoro è faticoso, oggi, specie per l’over 29/30 che deve essere giovane e pluri-esperto, un posto di lavoro si può paragonare a una sorta di miraggio, simile a una palma che fa offre un po’ di ombra in un deserto vastissimo, un’oasi tanto sognata. Le oasi esistono, così come trovare lavoro è possibile. 

Il problema è mantenerselo. Se si è raccomandati o segnalati, si può essere inesperti, commettere errori, imparare da zero e non accade nulla di grave, ma InseriMenti Lab si è sempre sforzato di fingere che esistesse una categoria di persone con tali privilegi. Se, invece, non si è nessuno, ma semplicemente un nome e cognome o, al massimo, un Iban su cui inviare una cifra irrisoria di un compenso per prestazione straordinaria, allora le cose si complicano. Perché, una volta ottenuto un agognato lavoro e troppo bello per essere vero, ecco che il sogno rischia di spezzarsi o si spezza del tutto. Accade che, se si è commesso un errore, si viene mandati via, senza possibilità di “redenzione” o, da bravissimi che si pareva, dopo un errore si diventa improvvisamente incompetenti e si è messi in difficoltà, per sbagliare ancora, così non ci sono più scuse e arrivederci.

Ma, del resto, lo diceva Poletti un paio di anni fa: bisogna mirare al risultato. Non conta, quindi, essere una persona che lavora onestamente, produce e pian piano si inserisce in un meccanismo e che può anche sbagliare come può anche eccellere. Conta solo saper fare. Non che debbano lavorare lavativi e incapaci, ma bisogna saper far tutto ancora prima di iniziare un impiego e non si ammettono errori. L’apprendimento sembra un concetto ormai superato. Inoltre, non esistono pause, se si chiede di lasciar perdere il fine settimana, dedicato a un riposo, che viene, sì, concesso, ma visto con sospetto. Non conta che una mail arrivi alle 7 di mattina la domenica e alla quale viene per forza da rispondere, per non sembrare menefreghisti e disinteressati al lavoro. No, le macchine non hanno pause e, se si inceppano, vengono cambiate.

Così i lavoratori sono costantemente annullati nel loro essere persona, tanto c’è sempre chi dirà: “sai quanti stanno lì in fila ad aspettare, migliori di te? E devo perdere ancora tempo con te?” e, qualora il posto si continui ad averlo, la sensazione di vivere al bordo del precipizio, rimane sempre. Come se il lavoro fosse un potere magico a scadenza e non un diritto. Perché chi lavora dà un risultato e basta e non offre del suo tempo, la propria professionalità e lo scambio reciproco, che aiuta a maturare. No. Si vive male.

Voucher, non voucher. Ma della dignità della persona non si parla mai

Voucher sì, voucher no, leggi che li regolamentano vs proposte di abolizione. Sembra (anzi, lo è), che questo sia il tema del momento ed è giusto parlarne. Infatti, si tratta di capire quali regole adottare per le prestazioni occasionali, che, in Italia, a momenti hanno superato il tradizionale sistema di lavoro. Più che altro, è, sempre di più, superata la concezione stessa di lavoro, vista come un favore elemosinato, un elemento in più nella vita di una persona e non come parte integrante e necessaria per la sopravvivenza della stessa. Si parla sempre di più di argomenti che vanno ad arginare il vero problema: la persona o, meglio, la sua dignità. In questo Paese lo strapotere degli imprenditori, mirato solo al profitto di chi è ai vertici (senza tener conto che un buon capitalismo comprende tutti coloro che lavorano all’interno di un’azienda, dal capo alla signora delle pulizie).

 

Ciò che sfugge di mano è che, dietro a ogni lavoro cercato, c’è una persona, che non è detto che miri al posto fisso, ma a un posto che dia come minimo una valida esperienza, breve o lunga che sia. Pagare con un voucher delle prestazioni più lunghe significa ledere la dignità della persona, che si ritrova ricambiata di pochi spiccioli. In genere e al di là del voucher in sé, ormai parlare di lavoro è come parlare di un miracolo. Solo che, con quel miracolo, si deve poter campare.

Contratto di ricollocazione: una misura fallace

Tra le misure prese in tema lavoro e occupazione, sono state diverse quelle nate per cercare di collocare o ricollocare chi non ha un lavoro. Si è partiti con “Garanzia Giovani”, rivolto agli under 30 (perché, sopra i 30, si diventa automaticamente “vecchi”, per questo Paese, non dimentichiamolo, in barba a una legge che vieta limiti di età, per quanto riguarda l’inserimento lavorativo, ma tant’è).

Ma, siccome InseriMenti Lab si rivolge ai nuovi vecchi (inversamente proporzionali ai nuovi giovani, ossia coloro che, a più di 60 anni, non possono ancora andare in pensione, perché non abbastanza anziani), è il momento di parlare del Contratto di Ricollocazione, messo in sperimentazione in alcune regioni italiane (il link fa riferimento alla Regione Lazio).

Questa misura serve a ricollocare soprattutto coloro che hanno compiuto almeno 30 anni (evviva!) e sono disoccupati di lunga durata e che abbiano lavorato almeno due mesi, per ciò che riguarda l’ultimo impiego. Fin qui sembra una manna dal Cielo o quasi. Ma procediamo con ordine. C’era un periodo preciso (dal 30 settembre al 9 ottobre, almeno per il Lazio), per compilare un modulo con tutti i dati, compresa la data di cessazione dell’ultimo contratto di lavoro. Dopo di che, si confermava la domanda con un codice, attendendo di essere chiamati al Centro per l’impiego indicato nella domanda, per accettare una proposta di sostegno al ricollocamento.

Bellissimo, no?

Attenzione, però: si parla di data di cessazione dell’ultimo contratto di lavoro

Peccato che esista una buona parte di ultra-trentenni che ha lavorato in nero(quindi senza contratto) o a chiamata per pochi giorni(quindi non per almeno due mesi) o che non è riuscito mai ad inserirsi in un posto di lavoro. La domanda possono presentarla anche coloro che hanno avuto un lavoro autonomo (sì, ma la finta partita Iva o il lavoro come freelance, che, spesso, non ha date di cessazione?).

Infatti il bando parlava chiaro: la data di cessazione dell’ultimo contratto deve essere precisa, altrimenti si è esclusi dal programma di ricollocazione. Perciò tutto questo riguardava a): chi è disoccupato, dopo un lavoro comunque continuativo, b)ha avuto contratti regolari, tutti registrati (all’Inps, poi, perchè fa fede quella registrazione, anche. Quindi bisogna avere avuto i contributi, cosa che molti contratti non) c)ha perso il lavoro perchè licenziato o l’azienda dove lavorare ha chiuso (e quindi non riguarda gente che, con la scusa di essere messa alla prova, dopo nemmeno un mese viene mandata via e l’azienda va avanti con un ricambio continuo di schiavetti), d)si deve avere il foglio con la dichiarazione di disponibilità immediata(ma se uno fa una domanda per ricollocarsi, certamente è disponibile!).

Il contratto di ricollocazione può funzionare in un Paese che, nonostante la crisi economica, ha sempre avuto meccanismi lavorativi trasparenti. Ma, si sa, un Paese così non è l’Italia e queste “sperimentazioni” si basano sempre su modelli anglosassoni o nordeuropei.

E, nel frattempo, le prese in giro continuano.

Effetti del Jobs Act…quali?

Non ci si ferma per mesi senza motivo. Non si è fermato, InseriMenti Lab, ma è rimasto a monitorare la situazione e i cosiddetti effetti del Jobs Act.  

Si dice che abbia trasformato contratti precari in indeterminati, si dice che la “Buona Scuola” abbia immesso in ruolo migliaia di persone(mandandole anche a “casa del diavolo”, come si suol dire”). Si dice, punto. Se tutto questo sbandieramento di posti di lavoro è tale, allora saranno stati inseriti con un contratto stabile, anzi, un “posto fisso” (urca, che bella, questa terminologia!) tantissimi over 29.

Sissignore, deve essere accaduto così, per tanti. Non sono bugie, è successo.

La verità, però, è anche un’altra ed è sempre la stessa, ossia che chi cerca lavoro e non è “nato esperto” o sotto i 30 continua a faticare a trovarlo, sempre. Gli annunci continuano a scarseggiare, pieni di anomalie, limiti di età, pretese e spesso hanno a che vedere col solito “Porta a Porta” (e non si parla della trasmissione di Bruno Vespa) oppure col lavoro non retribuito. Nessun supporto a chi vorrebbe lavorare e non ha l’età da apprendistato o ha perso il lavoro oppure lo vuole cambiare.

Che cosa è cambiato? Poco o nulla, restano le start up, l’auto-imprenditorialità, la partita Iva ecc.  Ma questa è un’altra storia.

Se gli over 30 stanno arrivando ai 40…

Succede che, quando gli anni passano e i problemi si trascinano dietro, insieme all’età, si rischia di diventare un tutt’uno con questi ultimi. E’ quello che sta accadendo alla generazione dei 30enni, (quella di InseriMenti Lab, per intenderci) che, tra tutte quelle cosiddette giovani, è stata maggiormente investita dal lavoro malsano e dal non lavoro. Sia chiaro, da quando questo blog/comitato esiste, da quasi tre anni, molti il lavoro lo hanno trovato. Il come e che cosa però è un altro discorso, tra lavoretti mal pagati, matrimoni, nuove partite Iva e aziende che aprono come funghi (per supplire alla disoccupazione e non solo per improvviso spirito imprenditoriale). Quella dei trentenni è una generazione che, per una questione innanzi tutto biologica, sta invecchiando. I quarant’anni non sono così lontani e l’unica lontananza è, più che dalla giovane età, dalla felicità. Non è cinismo, è un dato di fatto. A

llora che si deve fare? Non darsi mai per vinti, qualcosa prima o poi cambierà, in questo Paese, ma per prima cosa dobbiamo essere noi stessi a farlo, sfidando le forze avverse con piccoli gesti quotidiani che, col tempo, si possono sommare fino a far diventare questo periodaccio un lontano ricordo.

Qui sopra non vi sarà mai scritto come tutto ciò potrà avvenire, ma, innanzi tutto, guardarsi dentro può essere il primo passo. Poi è importante dire un po’ di “no” a chi vuole ostacolare la salute e la felicità propria, caratteristiche imprescindibili per un’esistenza, prima di tutto, serena. Valutare la positività di amici, familiari, partner e cose che nella vita piacciono fare. Sembra una cavolata, ma è utilissima. Dopo di che, va scartato tutto ciò che toglie forza. E, mentre si cerca lavoro, lo si deve far con la convinzione che, anche un piccolo impiego, può essere l’inizio o il proseguimento di qualcosa di importante. Altra cosa: se avete un’idea che pensiate possa essere buona da sviluppare, cercate un bando che possa sostenerla. A volte da un pensiero semplice potrebbe derivare qualcosa di grande. Mettere il proprio impegno e forza, per andare avanti, visto che la legislazione -e la politica in generale- ignora completamente, da parecchio, ormai, un’intera generazione.

Francesca

Jobs Act…Job’s fact?

Ormai è da mesi che se ne parla, anche se sono più i giri di parole che i fatti concreti. Su questo famigerato Jobs Act non c’è alcuna chiarezza o, meglio, se ne è parlato talmente tanto che, alla fine, non si riesce a trovare dei punti cardine che possano riguardare seriamente gli over 29. Perché InseriMenti Lab di questo tratta; il resto è di competenza altrui. Non vogliamo riportare le modifiche attuate, ma cerchiamo di capire che cosa ci sia dietro alla riforma del Governo Renzi. Si sa che sarà in atto da Gennaio 2015 e che dovrebbe far risparmiare del denaro. Ma sulla pelle di chi? Delle imprese o dei lavoratori? Con l’Europa che ha il fiato sul collo sul nostro Paese, Renzi è il primo ad mostrare confusione nelle sue idee e nella messa in pratica di ciò che afferma. Le cose, quindi, dal punto di vista del lavoro della fascia di età che ci interessa,  non sembrano essere così cambiate dai tempi di Berlusconi e Monti. La disoccupazione è ancora alta, il precariato anche e la mancanza di contratti è tuttora vigente. Sinceramente, non è facile affrontare l’argomento lavoro over 29 se non si ha un minimo di fatti concreti da riportare. Detto sinceramente.

InseriMenti Lab torna con un sondaggio, per capire che fine si stia facendo